Per la festa di Santa Lucia – Arancina day

Venerdì 13 dicembre alle ore 20:30 in villa.

Ancora una volta per rispettare le tradizioni palermitane organizziamo presso il ristorante della villa l’“arancina day”, venerdì 13 dicembre alle ore 20:30, secondo le consuetudini culinarie della festa di Santa Lucia.

Le prenotazioni dovranno essere effettuate con cortese sollecitudine entro il 12/12/2013 al maestro di casa al nr. 328 3837829 ed ogni socio potrà ospitare una persona. Quota di partecipazione €15,00 per i soci ed €20,00 per i non soci.

 

MENU DELLA SERATA:
Arancine
Panelle dolci
Cuccia
Panelle e crocchè
Timballo di riso
Gattò di patate

CENNI STORICI :
Ogni 13 dicembre, si ricorda Santa Lucia, fanciulla siciliana che in una società pagana decise di convertirsi al cristianesimo.

I suoi genitori, però, ostili a questo tipo di decisione, scelsero di farle cambiare idea, imponendole di sposarsi.

Lei, chiaramente, rifiutò perché lo sposo a cui era stata destinata non era cristiano. Incominciò così per Lucia una persecuzione che terminò soltanto con la sua morte. Le vennero, infatti, strappati gli occhi.

È per questo motivo che Santa Lucia è la protettrice della vista. Inoltre, tradizionalmente, si parla del giorno di Santa Lucia come “u iuainu cchiu cuitu chi ce in tuttu l’ annu”, visto che di qui a poco comincerà un incremento della luce diurna a causa dell’ avvicinamento della venuta a termine del periodo invernale.

Questa festività è sentita in tutta Italia, in Sicilia e soprattutto a Palermo, dove di generazione in generazione si racconta la storia del miracolo della Santa, che liberò la città dalla carestia, grazie ad un bastimento carico di grano che fece arrivare al porto.

I palermitani decisero di bollire il grano e di condirlo con dell’olio di oliva. Fu così che nacque la Cuccia, il cui nome deriva da “coccio” cioè chicco.

Oggi, in realtà, la ricetta è ben più complessa, ne esistono di diverse versioni, quella bianca a base di ricotta e quella più scura a base di cioccolato.

Ma la regina della giornata è lei, la bellissima, calda, croccante e saporita “arancina“, come piace dire ai Palermitani. Le origini di questa pietanza, molto probabilmente sperimentata dai Saraceni,sono quasi del tutto ignote.

Alcuni storici pensano che le prime arancine siano state mangiate a Catania, dove vengono cucinate con una forma conoidale, per ricordare l’ Etna, il grande vulcano.

Noi, però, vogliamo credere nella “palermitanità” dello street food più amato di tutti i tempi. L’arancina è, quindi, un piatto popolare, inventato per praticità piuttosto che per bontà, visto che venne sperimentata per durare a lungo.

Veniva, infatti, fritta nell’ olio bollente, una palla di riso bianca (il pomodoro non era stato ancora importato dalle Americhe).

Furono i cuochi della corte di Federico II ad integrare nella ricetta la panatura ed un ripieno all’interno più consistente. Oggi ne esistono svariate varianti per tutti i palati: le classiche al burro e alla carne, quelle con i funghi, i spinaci, il cioccolato, il gorgonzola, la salsiccia, il salmone e i gamberetti.

Altri piatti che oggi è possibile trovare sulle tavole palermitane sono: il grattò (dialettizzazione del francese “gateau” cioè torta), panelle e crocché e risotto alla palermitana con sparacieddi (broccoletti).

La festività, però, oltre ad avere una valenza culinaria dovrebbe essere celebrata anche spiritualmente. Infatti, come solenne ricordo del miracolo della Santa, la Chiesa propone il digiuno e l’astensione dal consumare, per questa giornata, pane e pasta. Un celebre motto palermitano, a tal proposito, recita: “Santa Lucia, vulissi pani, pani unn’ aiu e accussi mi staiu”.

Ma, con l’ avvento della società moderna, sempre più boccaccesca e laica, si assiste alla perdita del valore di tutte le festività cristiane. Si pensa allo stomaco piuttosto che all’anima. Quindi, che l’ “arancina day” abbia inizio…


C.C.R.L.

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